Presentazione
Paolo Parrini, Luca Maria Scarantino
Giulio Preti morì improvvisamente, sullisola tunisina di Djerba, nellestate del 1972. Si spegneva così, tragicamente, un itinerario filosofico tra i più originali e moderni del Novecento italiano. Preti apparteneva infatti a quella generazione di giovani intellettuali, letterati e artisti che, nella Milano degli anni Trenta, riuniti intorno ad Antonio Banfi, andavano alla ricerca di un marcato rinnovamento della filosofia, dellarte e della cultura. Tale desiderio di rigenerazione, che dette vita a esperienze di grande rilievo come Corrente di vita giovanile e, successivamente, Studi filosofici, si nutriva di un senso profondo della crisi spirituale e morale della cultura di allora. Di questa crisi Preti volle esprimere la consapevolezza teorica, dedicando la propria esistenza a una «ricostruzione filosofica» che fosse a un tempo comprensione e risoluzione delle turbolente inquietudini del contemporaneo.
Nasce così la ricerca di una «razionalità nuova», che diviene in primo luogo indagine della ragione scientifica, intesa come piano di costruzione e validità del sapere e come antidoto a un ontologismo in cui la reciproca estraniazione tra uomo e mondo apre la via alla logica autoritaria «del mito, della fede e dellobbedienza». A tale logica viene opposto lideale di scientificità del sapere, forma di organizzazione razionale dei contenuti conoscitivi mediante la quale vengono rese significanti e comunicabili le esperienze che formano il mondo della nostra vita banfianamente, linesauribile molteplicità della Lebenswelt. Proprio questarticolazione tra piano pragmatico e piano teoretico, fra piano della «carne» e piano della conoscenza condivisibile, consente di procedere a una risoluzione della molteplicità frammentaria dellesperienza che, muovendo da una critica radicale a ogni metafisica di stampo sostanzialistico, si svolge mediante una costituzione dinamica degli oggetti della conoscenza. In questo dispositivo si fondono con grande equilibrio, da un lato, tradizione «trascendentale» e formale di derivazione banfiana (neokantismo e fenomenologia) e, dallaltro, empirismo logico e pragmatismo un pragmatismo al quale, almeno sino alle violente polemiche scatenate dallapparizione, nel 1957, di Praxis ed empirismo, viene accostata la riflessione di Feuerbach e del giovane Marx, e nel quale si possono anche riscontrare, specie a partire dagli anni Cinquanta, rilevanti assonanze comportamentiste.
Questa attenzione al mondo della vita conduce Preti non solo a fare del «senso comune» un preciso concetto epistemologico, ma anche ad affrontare il problema della storicità del sapere e dellesperienza un tema in cui linflusso pragmatista informa in modo particolare la concezione degli a priori e della loro evolutività storica. A cardine di tale costruzione si trova loriginale interpretazione del principio di verificazione. Preti lo concepisce come una regola metodologica o un principio del metodo, la cui accettazione viene difesa e giustificata come strumento basilare per la realizzazione di una società e di una cultura genuinamente democratiche. Alla luce degli esiti olistici e hempeliani dellempirismo logico, egli formula questo «teorema fondamentale di una teoria della conoscenza» richiamandosi alla capacità di un sistema teorico di dar luogo a conseguenze operativamente controllabili. È questo un punto in cui lempirismo si incontra con il pragmatismo e la fenomenologia: la lettura operazionista del principio di verificazione viene estesa sino alle singole, ultime esperienze le Erlebnisse vitali in modo che possa saldarsi alla nozione husserliana di Erfüllung o «riempimento di senso». E nel riconoscimento di questa dinamica tra carattere formale e dimensione storica del sapere risiede uno dei maggiori contributi di Preti alla riflessione contemporanea.
Su un penetrante senso della propria storicità poggia anche la carica etica che motiva e condiziona lo svolgersi della riflessione di Preti, e che lo conduce a considerare compito e responsabilità del filosofo operare per «trasformare lethos» di una civiltà. Da tale sostrato, che costituisce una delle eredità più durature dellinsegnamento di Banfi, discende la concezione del ruolo della filosofia, che si fa in Preti disciplina socialmente impegnata e funzionante, cassirerianamente, da teoria generale delle forme della cultura. Lintera sua impresa teorica sarà così orientata a ricostruire le strutture culturali proprie di una coesistenza umana libera e di principio egualitaria un programma in cui lideale di una «cultura democratica» si salda alla nozione di «scientificità» del sapere, la sola in grado di assicurare una comunicazione fondata su di un assenso, o persuasione, razionale.
Tuttavia, la vicenda umana e filosofica di Preti non può essere ridotta al solo piano teoretico. Al contrario, soprattutto nellultima fase della vita, essa fa mostra, e quasi fisicamente, crudamente, di un profondo senso di angoscia di fronte allincalzante disgregazione delle strutture della razionalità scientifica, artistica, e in generale delle regole di accettabilità del discorso pubblico, cui lantidoto di una cultura democratica non sembra più rispondere con piena efficacia. E, se i ricordi degli allievi sono ricchi in proposito, la progressiva conoscenza degli inediti rivela una molteplicità di spunti e riferimenti che testimoniano la costante attenzione prestata da Preti alle febbrili mutazioni nelle forme di espressione artistica, musicale, poetica, così come alle trasformazioni prodotte nellimmaginario collettivo dallo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione. Non a caso, egli faceva parte della ristretta schiera di filosofi «professionali» che nel corso degli anni Sessanta si misuravano con le nuove forme di un discorso pubblico, in cui retorica e immagine entrano sempre più in competizione con le regole della razionalità logica e scientifica.
Una tale consapevolezza, se pare aver spinto Preti a esplorare nuove direzioni (come risulta dalle ultime lezioni, uscite postume, e soprattutto dalla pubblicazione dei manoscritti), non sembra però averlo condotto a descrivere in modo soddisfacente quella «anti-scienza» adombrata nella nozione di «discorso propagandistico» che chiude Praxis ed empirismo e che si ritrova in Retorica e logica, lultimo libro compiuto, pubblicato nel 1968. Si potrebbe forse parlare di un tentativo di ripensare le forme della «crisi» avvenuto nel corso degli anni Sessanta. Allora, infatti, in un crescente isolamento culturale e accademico, Preti pare aver voluto intraprendere un confronto tra conoscenza scientifica e persuasione razionale da un lato, e le nuove, molteplici forme della cultura contemporanea dallaltro, ove i caratteri di tali forme, talvolta descritti banfianamente come «risentimento», talaltra denunciati nel loro antiscientificismo in scritti doccasione, vengono intravisti ma mai sistematicamente descritti. In questo tragico sentimento di inafferrabilità del contemporaneo, e in questapertura tormentata e inconclusa alla cultura più attuale, è da ravvisare unaltra delle principali ragioni dinteresse dellopera di Preti.
Questi e altri motivi vengono presi in esame negli scritti che, a partire da esperienze teoriche differenti, compongono il presente volume. Preti è autore che suscita oggi un interesse profondo. Lo sviluppo di un razionalismo critico di marca banfiana, la determinazione dei caratteri di una filosofia «scientifica» erede delle tradizioni del kantismo, dellempirismo logico, della fenomenologia e del pragmatismo, e ancora la contrapposizione, oggi così attuale e feconda di sviluppi teorici, tra «persuasione razionale» e discorso non razionale, propagandistico e autoritario, testimoniano di un pensiero di grande rilievo per la cultura filosofica contemporanea. A una progressiva conoscenza degli inediti si è del resto accompagnata negli ultimissimi anni unaccresciuta attenzione anche internazionale per la sua opera, attestata dal succedersi di diversi incontri e, storia assai recente, dalla comparsa di una prima edizione francese dei suoi saggi.
Così, a trentanni di distanza dalla scomparsa, un gruppo di allievi, discepoli e studiosi ha voluto commemorarne la figura in un convegno svoltosi presso il Castello Pasquini di Castiglioncello dal 17 al 19 ottobre 2002. Alle discussioni svoltesi durante lincontro fanno seguito i presenti contributi, che di quelle giornate costituiscono il risultato, rielaborato e arricchito di nuovi interventi, alcuni dei quali presentati nella sessione su Preti svoltasi a Istanbul il 15 agosto 2003 in occasione del XXI Congresso mondiale di filosofia. Nel sollecitare tali scritti, si è voluto anzitutto dare rilievo alle profonde, molteplici e ramificate diramazioni della riflessione pretiana, che vengono qui affrontate cercando di metterne in luce le matrici teoriche, larticolazione interna e la fecondità filosofica. Per questo si è ritenuto opportuno chiamare a raccolta studiosi di età e provenienza diverse che, pur non essendosi necessariamente accostati in maniera specifica al pensiero del filosofo pavese, hanno svolto e svolgono ricerche su tematiche che si intrecciano con quelle da lui trattate. In numerosi ambiti di studio, a cominciare dalletica e, fuori dItalia, dallepistemologia, lopera di Preti non appare ancora adeguatamente resa in considerazione mentre,se fosse meglio conosciuta e approfondita,potrebbe rappresentare un riferimento teorico di rilievo.
A partire dalla sua opera e dalla sua figura si è poi inteso portare allattenzione degli studiosi alcuni fra gli aspetti più rilevanti della sintesi fra empirismo e razio nalismo che ha caratterizzato gran parte della filosofia novecentesca.Questo ten tativo di sintesi, che ha investito campi di indagine assai diversi come l epistemologia e la metodologia della ricerca storico-filosofica, ha determinato un rinnovamento profondo nel modo di concepire natura e funzioni della ragione,e ci pare costituire un lascito prezioso.
Ne risulta una disamina a più livelli e certo non irenica,nella quale una generale consapevolezza dellattualità dell opera pretiana cerca costantemente di tenersi lontana dallagiografia intellettuale. Un approccio agiografico non potrebbe infatti che nuocere a una comprensione e a una problematizzazione adeguate.Il pensiero e lopera di Preti hanno conosciuto oscillazioni ed errori, sviste, ripensamenti e ritorni. E se alcuni pregi vorranno essere riconosciuti agli studi qui riuniti, tra questi vi sarà forse quello di porre con forza,attraverso il confronto reciproco,una serie di pro blemi aperti:sia nell esegesi degli scritti pretiani,sia nel significato di questi per la filosofia contemporanea.Tuttavia,senza voler riconsiderare qui la questione della perio dizzazione (già oggetto di varie disamine in passato),ci pare emergere con chiarezza che il pensiero di Giulio Preti globalmente considerato è consistito essenzialmente nella ricostruzione di quel «razionalismo nuovo» che già veniva indicato come compito in un celebre saggio-manifesto del 1949 di risposta alla crisi morale e spirituale della cultura del tempo.Questobiettivo appare oggi di viva attualità,e non è fuor di luogo ipotizzare che il programma filosofico dei prossimi decenni potrà giovarsi delle indagini di Preti e,in generale,del razionalismo critico di ascendenza banfiana.
Al momento di chiudere il volume desideriamo esprimere la nostra riconoscenza a tutti coloro che,in un modo o nell altro,hanno concorso a renderne possibile la realizzazione.Ci sia consentito di ringraziare anzitutto i colleghi del comitato scientifico del convegno di Castiglioncello:Jean Petitot, Alberto Peruzzi, Fabio Minazzi e Ornella Pompeo Faracovi, la quale, mediante il concorso del Centro Studi «F.Enriques » di Livorno, ne ha oltremodo facilitato lorganizzazione e lo svolgimento. LAmministrazione Comunale di Rosignano Marittimo e la Provincia di Livorno hanno contribuito generosamente alla riuscita dellincontro, e con esse il MURST (fondi ex 40%), il Dipartimento di Filosofia dellUniversità di Firenze, il Conseil international de la philosophie et des sciences humaines dellUnesco e lÉcole Normale Supérieure di Parigi. La più viva gratitudine deve essere rivolta inoltre allIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, al suo Presidente Gerardo Marotta e al Segretario generale Antonio Gargano, così come a Maurice Aymard, Direttore della Maison des sciences de lhomme di Parigi, senza il cui sostegno la nostra iniziativa non avrebbe potuto avere luogo. Infine, formuliamo lauspicio che il presente volume contribuisca a estendere larea dei lettori dellopera di Preti, motivando nuovi, giovani studiosi a rivolgere ad essa la propria attenzione.
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